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giovedì 16 novembre 2017

I Buddenbrook - Thomas Mann

Un tuffo nei romanzi di Thomas Mann...

Buona domenica, lettori! 
Dopo una lunga assenza - causata da un viaggio studio di un mese a Mosca, viaggi di svago e inizio dell'università con conseguente senso di spaesamento iniziale e necessità di un periodo abbastanza lungo di tempo per ambientarmi - sono tornata con nuove recensioni. Per inaugurare il mio rientro, vi parlerò del romanzo d'esordio di Thomas Mann, lettura assegnatami in università per il corso di letteratura tedesca: I Buddenbrook.



I Buddenbrook - Thomas Mann
Pagine: 464
Edizione: Newton Compton
Titolo originale: Buddenbrooks. Verfall einer Familie



TRAMA                                                                        
È la storia dell'ascesa e del declino di una famiglia della borghesia mercantile del sec. XIX, titolare a Lubecca di una ditta di cereali, fondata nel 1768. La vicenda si intreccia intorno alla vita dei primogeniti di quattro generazioni: Johann senior, Johann/Jean junior, Thomas e Hanno.



RECENSIONE                                                             
Romanzo d'esordio di Thomas Mann, nonchè opera che gli fece vincere il premio Nobel nel 1929, I Buddenbrook è un'opera maestra della letteratura tedesca. 
Anche senza aver letto niente di questo autore, si conosce la sua fama: Thomas Mann è considerato un saldo pilastro, un mostro di bravura degno di venerazione, di fronte al quale si prova anche un po' di timore reverenziale; un genio di cui i tedeschi vanno particolarmente fieri. Questa sua reputazione si deve soprattutto all'opera La montagna incantata, un tomo che incute un certo timore già per il suo volume, davanti al quale già viene voglia di inchinarsi. Lo scrittore è conosciuto per le sua sua vastissima conoscenza in numerosi settori, che vanno dalla filosofia all'ambito scientifico, e che non si astiene da inserire nei suoi romanzi attraverso lunghe divagazioni e descrizioni dettagliate e precise, che non lasciano nulla all'immaginazione. È caratterizzato da una scrittura forbita, arricchita e da una sintassi complessa, costruite su subordinate che si susseguono per interi paragrafi.
Quando ho iniziato I Buddenbrook sono rimasta abbastanza perplessa: non ci vedevo niente di tutto ciò. Nella prima opera dell'autore, evidentemente, è stato utilizzato uno stile molto più semplice e diretto, più lineare; in sostanza, la lettura è stata molto più scorrevole di quanto pensassi. Anche le vicende raccontate si concentrano più sull'azione e lo sviluppo della storia familiare dei personaggi, più che su speculazioni filosofiche, di cui c'è traccia solo in alcune pagine e soprattutto verso la conclusione. 
Un elemento invece da cui lo spirito del futuro Thomas Mann ha fatto capolino sono state le lunghe esaustive descrizioni. Queste si concentrano soprattutto nelle prime ottanta pagine, che sono un grosso ostacolo da superare: la scena si apre in un banchetto in casa Buddenbrook con innumerevoli ospiti ed innumerevoli portate. Si tratta di ottanta pagine in cui non accade pressochè nulla e sono quasi puramente descrittive: si può dire, un esordio un po' corposo e pesante, non un inizio "col botto" che coinvolge e risveglia la curiosità del lettore e la sua voglia di proseguire. Sono descritti nei minimi dettagli gli interni dell'enorme villa, di cui si sta tenendo la festa di inaugurazione; tutto ciò che di decorativo e lussuoso vi si può trovare. Sono descritti poi fisicamente i personaggi principali; introdotti brevemente tutti gli altri. Una vera e propria folla di persona si riversa nei corridoi e nei saloni della villa, e così anche nella parte iniziale del romanzo, che lascia il lettore decisamente spaesato tra tutti quei volti, nomi e titoli. Un consiglio: se ci tenete a leggere questo romanzo, non scoraggiatevi! Molti dei personaggi spariranno nelle pagine successive, il "cast" verrà decisamente sfoltito. Infatti, il nucleo principale della storia si sviluppa essenzialmente attorno a tre generazioni della famiglia Buddenbrook e i personaggi che devono essere ricordati sono una ventina. Ai tempi del banchetto iniziale, il capofamiglia è il vecchio illuminista Johann Buddenbrook. A lui segue il religioso e devoto figlio Jean, padre di Thomas, Tony e Christian. I tre primogeniti maschi - Johann, Jean e Thomas - costituiscono un punto centrale da cui partire per un'analisi antropologica, ma anche sociale: il salto generazionale si rende evidente già dai primi capitoli tramite piccoli indizi che portano in sè il germe della decadenza che colpirà la famiglia e tutti i principi borghesi in cui tanto crede il vecchio Johann. Si tratta di una famiglia di ricchi commercianti dalla mente pragmatica, che non lascia spazio al sentimento o all'eros nelle relazioni con l'altro, ma che basa la propria esistenza sul guadagno, sul raggiungimento di un sempre più consolidato prestigio. Questa struttura mentale comincia a vacillare a metà della vita di Thomas Buddenbrook, prigioniero di un'immagine precostituita di cui non si sente possessore. Il suo crollo psicologico sarà sollecitato da un'interessante lettura di Schopenauer e della comprensione della sua filosofia sul senso della vita dell'uomo, sulla morte e sul rincongiungimento post-mortem con il tutto della natura. 
In questo panorama prettamente maschile, spicca la figura di Tony. Superate le prime ottanta ardue pagine, gli eventi cominciano a ruotare prevalentemente attorno a lei ed è a questo punto che il romanzo si fa incalzante. Alcuni critici hanno definito Tony come causa principalmente della decadenza della famiglia Buddenbrook, nonchè vittima della stessa. È a mio parere il personaggio meglio concepito, più completo ed interessante a livello psicologico e anche per quanto riguarda gli eventi che la riguardano. Devota all'immagine prestigiosa dentro la quale è nata e cresciuta, si sottomette ad essa e lotta strenuamente per mantenerla intatta, se non che ogni suo tentativo si dimostra non solo vano, ma anche nocivo. È consapevole del declino a cui la sua stirpe va incontro ed è inconscia promulgatrice dello stesso.  
Dal punto di vista della piacevolezza, è in alcuni punti coinvolgente, ma nel complesso non estremamente entusiasmante. Dal punto di vista prettamente letterario, invece, è un'opera che merita di essere letta un romanzo ricco di spunti di riflessione su una società in decadimento e sulla nevrosi che, strisciante, attanaglia i suoi componenti e che, dopotutto, si può considerare ancora estremamente attuale. Inoltre, è essenziale per comprendere la filosofia di pensiero di Thomas Mann. 
Lo consiglio a tutti coloro che hanno il coraggio di affrontare seicento pagine di lettura, non tanto per il piacere di farlo, quanto per aprirsi mentalmente a un periodo che non ci appartiene più, ma ci è comunque vicino nel suo crollo di valori e disagio psicologico. Non siamo più nell'Ottocento, ma ci appartiene tuttora l'obbligo implicito, che ci viene imposto dalla società, di aderire ad un modello, di attenersi ad esso per essere accettati e ammirati e di reprimere, talvolta, a questo scopo, i nostri impulsi e desideri. 

mercoledì 21 giugno 2017

Chicco d'oro - Enrica Mariateresa Ferrazzi

Chicco d'oro - Lino Faccincani da bimbo povero a milionario - Enrica Mariateresa Ferrazzi
Pagine: 54
Illustrazioni: Stefania Pravato
Edizione: Gallucci 


TRAMA                                                                    
"C'era una volta, anzi c'è ancora...la storia incredibile epperò vera di Lino Faccincani, imprenditore del settore tessile che, partendo da zero, ha conseguito successo, fama e ricchezza, con onestà e senza compromessi, solo facendo tesoro degli insegnamenti ricevuti da bambino da mamma Elena che tanto lo amava e lo chiamava Chicco d'oro."


RECENSIONE                                                           
Io credo nel destino. Mi piace immaginarlo come una di quelle sbarre automatiche che limitano l'accesso dei luoghi pubblici o delle autostrade: una linea orizzontale e rigida, che è però possibile alzare o abbassare. Il destino è inizialmente una linea tracciata, piatta, che ognuno di noi può spostare verso l'alto o verso il basso. I fatalisti si abbandonano ciecamente all'idea che tutto sia prestabilito, si accontentano del loro "destino di base" e, inconsapevolmente, rifiutano l'opportunità di salire verso l'alto, finendo, al contrario, verso il basso a causa del peso della propria inerzia. C'è chi invece non si vuole arrendere all'idea che tutto sia scritto e immutabile, chi crede che la forza di volontà possa essere tanto potente da piegare il tracciato. L'audacia di questi, così sfacciata da sfidare il destino, è talmente lodevole che quest'ultimo non può far altro che premiare l'impegno e dirigersi verso l'alto. Verso il successo, verso il benessere e la soddisfazione: verso tutto ciò che Lino Faccincani ha raggiunto con grande forza d'animo, a discapito dei miseri mezzi a sua disposizione. 

"Tu sei il mio chicco d'oro. Un chicco piccolo piccolo, ma che buttato nella terra può crescere e fare cose grandi."

Parole semplici, le parole che una mamma normalmente dice al suo bambino: un nomignolo, un augurio di prosperità. Parole semplici che un fatalista avrebbe sottovalutato, ma che per Lino sono state carburante e fonte di motivazione.
La sua storia mi ha ricordato il racconto popolare inglese, Jack e la pianta di fagioli, in cui un bambino povero si ritrova costretto a vendere la sua mucca e la scambia con un sacchetto di fagioli fatati. Da una cosa tanto semplice sboccia poi una pianta altissima, su cui Jack si arrampicherà per ricavarne ogni giorno una ricchezza più grande che lo porterà a vivere nell'agiatezza. In questa storia non si tratta però di magia o fortuna, ma di sacrifici e sforzi; di capacità di adattamento alle dure condizioni di vita in povertà, alle latrine condivise all'esterno dell'alloggio, alla cattiva salute causata dall'umidità e dall'aria malsana. Lino, fin da bambino, ha saputo cogliere il valore dell'amore materno, dell'altruismo delle patronesse che gli davano aiuti finanziari e supporto morale, della vicinanza di una maestra generosa e benevolente. Non si è mai lasciato abbattere e anche nelle situazioni più comuni nutriva il proprio entusiasmo tramite la fantasia, con il suo "sognare cose grandi", come quando immaginava di essere un cavaliere in sella al suo cavallo mentre con la bicicletta si recava a svolgere commissioni, o quando nella sua mente trasformava una piscina in un mare pieno di onde e pesci.
Chicco d'oro è un libro semplice, che contiene però una storia grande e ricca di ottimi insegnamenti. È un libro che consiglio a tutti i genitori, perchè lo leggano ai propri figli, per educarli alla voglia di crescere, di mettersi in gioco e di puntare in alto.

"Il tuo passato e la situazione in cui vivi non devono impedirti di coltivare i tuoi sogni."




VOTO                                             

martedì 30 maggio 2017

Segnalazione: La fine del mondo arriva di venerdì, Isabel C. Alley

La fine del mondo arriva di venerdì - Isabel C. Alley
Pagine: 280
Genere: Romance


TRAMA                                                       
Può una piccola decisione, apparentemente priva d'importanza, cambiare un'intera esistenza? Può l'amore, il sentimento più brillante e puro che esista, risvegliare un cuore assopito e renderlo allo stesso tempo così vulnerabile? 
Giulia avrebbe potuto ottenere la vita perfetta: una brillante carriera da avvocato, due splendidi bambini, un marito medico elegante e distinto. Invece si ritrova sola, in una mattinata di fine giugno, a boccheggiare per i trenta gradi della sua casa e il postsbronza del venerdì sera.
Durante il suo viaggio verso una meta solida e sfarzosa, uno strano meccanismo arriva a cambiare la direzione dei binari su cui il treno Giulia si sta muovendo: un meccanismo che porta il nome di Lia. È la sua nuova coinquilina, romana, con una zazzera enorme di riccioli in testa, a scuotere Giulia dall'apatia che tormenta le sue giornate, portandola con sè nel mondo della rievocazione storica. È là, tra allegri festeggiamenti, danze intorno al fuoco, abiti di lino e radure immerse nei monti che Giulia conosce la libertà, la spensieratezza, l'amore. 
È là che conosce Fran.
Fran, capace di portare l'oro dell'estate nel grigio inverno di Giulia. In estate, però, nascono anche le tempeste e non sempre le tempeste si placano. A volte possono lasciare dietro di loro un vuoto oscuro, come si ci si trovasse, tutto a un tratto, alla fine del mondo. La fine del mondo può arrivare nel momento più inaspettato, prendendo da sola un appuntamento con ognuno di noi.
Per Giulia ha scelto il venerdì.



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martedì 16 maggio 2017

#releaseparty: The midnight sea, Kat Ross



The Midnight Sea (Il quarto elemento - Libro Primo), Kat Ross
Data di uscita: 15 maggio 2017
Link d'acquisto qui


SINOSSI                                              
Sono la luce contro l'oscurità.
L'acciaio contro la negromanzia dei Druj,
E usano demoni per cacciare altri demoni...

Nazafareen vive per la vendetta. È una ragazza dell'isolato clan Four-Legs e tutto ciò che
sa dei Water Dog del Re è che legano a sè delle creature malvagie chiamate daeva per proteggere l'impero dai non-morti. Ma quando arrivano degli esploratori per reclutare persone con il dono, afferra al volo l'opportunità di unirsi alle loro file per dare la caccia ai mostri che le hanno ucciso la sorella.Segnata dal dolore, è disposta a pagare ogni prezzo, anche se significa legarsi a un daeva chiamato Darius. Umano solo nell'aspetto, possiede un potere terrificante, controllato da Nazafareen. Ma i bracciali d'oro che li uniscono hanno un indesiderato effetto collaterale. Ciascuno prova le emozioni dell'altro, e l'umana e il daeva cominciano a diventare pericolosamente intimi. Mentre inseguono un nemico morale lungo l'arida Great Salt Plain fino alla scintillante capitale Persepolae, dissotterrando i segreti del passato di Darius, Nazafareen è costretta a mettere in dubbio la schiavitù dei daeva e la sua stessa lealtà nei confronti dell'impero. Ma con un male antico che si agita al nord e un giovane conquistatore che controlla l'ovest, il destino dell'intera civiltà potrebbe essere in pericolo.
L'AUTRICE                                     
Kat Ross ha lavorato come giornalista delle Nazioni Unite per dieci anni prima di ritirarsi felicemente a fare ciò che le piace di più: inventare cose. È l'autrice del thriller distopico Some Fine Day e della serie Il Quarto Elemento. Adora i miti, i mostri e scenari da apocalisse. Per altre informazioni sui libri di Kat, potete trovarla alla pagina katrossbooks.com.



mercoledì 19 aprile 2017

Petali di luna - R.M. Stuart

Petali di luna - R. M. Stuart
Pagine: 104
Edizione: Dunwich edizioni


TRAMA                                                               
In una Londra dalle sfumature gotiche, sospesa nel tempo, un amore tormentato sboccia come un fiore lunare nel cuore della notte. Lei principessa, lui antieroe, un'unione ambigua ma tanto forte che nemmeno la magia può spezzare. Rose e Tristan, cresciuti assieme in un'irrealtà umana, si amano, si desiderano, finchè la vita chiede loro un dazio da pagare. Infatti una maledizione aleggia su Rose, una maledizione fatta di rancore e antichità, anche se Tristan veglia su di lei con incondizionata devozione. Tuttavia l'amore non è una favola, forse è una tragedia. Tristan lo scopre a sue spese, così perfino la fiera Rose è vittima del sonno eterno diventando "la bella addormentata", proprio come Malefica le aveva predetto dalla nascita. Sarà la morte più potente della sorte? 


RECENSIONE                                                            
Ormai la favola de La bella addormentata nel bosco la conosciamo bene tutti. L'abbiamo sentita narrare da bambini, l'abbiamo vista in televisione nella versione filmica firmata Disney e anche nel recente remake Maleficent con Angelina Jolie come attrice. Anche in questo breve romanzo di un centinaio di pagine si rivisita la storia, tanto mantenendo la base originale quanto aggiungendo particolari nuovi. La protagonista è Rose, che si vede costretta a vivere in una specie di mondo parallelo che viene chiamato irrealtà per allontanare il più possibile da sè la maledizione scagliatela da Malefica quando ancora era in fasce. Come nella fiaba, è protetta dalle due streghe buone Flora e Daphne, ma un ulteriore guardiano si aggiunge in questa versione: Tristan, un licantropo che ha votato sè stesso alla difesa della vita di Rose, ad essere il suo famiglio. Nella storia incontriamo sia lui che Rose in età adolescenziale, Tristan è presente quasi sempre in forma umana ed insieme a Rose è protagonista indiscusso della storia. Essi sono anche le due voci che narrano a capitoli alterni. Una pecca rilevante consiste proprio nel fatto che tutto ciò che viene raccontato ruota intorno al loro amore, capitoli interi sono dedicati ad episodi della loro quotidiana intimità, alle dichiarazioni che reciprocamente si scambiano e ai sentimenti che si infiammano via via sempre di più, nonostante gli ostacoli che sembrano sbucare da ogni lato. Il narratore utilizza metafore naturali e liriche per descrivere questa violenta infatuazione, spesso cadendo in un romanticismo da romanzo rosa che mi ha fatto più volte storcere il naso e, mentre si ha una profondissima attenzione nella descrizione della storia d'amore, vengono a mio parere tralasciati altri elementi di fondamentale importanza nella costruzione di un racconto appartenente al genere steampunk: l'ambientazione, per esempio. L'atmosfera gotica regna sovrana solo negli incubi di Rose, dove tutta la fantasia dello scrittore si rivela e si dimostra capace di creare paesaggi estremamente lugubri, simili a giardini dell'Eden dominati da fragore metallico e stridore di lame d'acciaio che pendono dagli alberi al posto delle foglie. Le insidie si celano dietro ogni angolo, ogni sera sono diverse e più contorte, giacchè vanno via via arricchendosi di formule e profezie sibilline. La
contestualizzazione al di fuori del mondo onirico è, però, totalmente nulla. Non si capisce molto bene cosa sia questo misterioso mondo di Steamwood; la Londra alternativa nominata nella sinossi è lungi dall'essere anche minimamente descritta nel racconto, che sembra quindi privo di un luogo in cui prendere forma. La storia si costituisce di una successione di eventi e scambi di battute, è presentata in modo molto concreto e fattuale con descrizioni quasi del tutto assenti, una mancanza che io ho sentito pesare molto sulla valutazione finale. Per il resto, alcuni momenti risultano molto toccanti, alcune scene - soprattutto le finali - sono ben costruite dal punto di vista dell'impatto emotivo sul lettore. Penso che, facendo leva su queste e sviluppando meglio le ambientazioni, come quelle del mondo onirico, potrebbe uscire un racconto più completo e soddisfacente.


VOTO                                                

giovedì 6 aprile 2017

Persepolis - Marjane Satrapi

Persepolis - Marjane Satrapi
Pagine: 354
Edizione: Rizzoli Lizard


TRAMA                                                                  
Persepolis è la storia dell'indimenticabile infanzia di Satrapi e della sua crescita in una larga e amorevole famiglia di Teheran durante la rivoluzione islamica; delle contraddizioni tra vita pubblica e privata in un paese piagato dalla dittatura; dei suoi anni alle scuole superiori di Vienna, affrontando i problemi dell'adolescenza lontana dalla famiglia; del suo ritorno a casa - tanto dolce quanto terribile; e, infine, del suo esilio auto-imposto.


RECENSIONE                                                           
Non avevo mai letto un fumetto, ho sempre riempito la mia libreria di romanzi o saggi. Da quando poi ho capito che i libri sono troppi e il tempo troppo poco, mi sono concentrata per la maggior parte su testi "impegnati", classici, volumi di un certo peso (nel senso letterale del termine), perchè mi appaga la sensazione di leggere qualcosa che ne vale veramente la pena. Ho sempre avuto pregiudizi nei confronti dei fumetti, nonostante fossi consapevole che talvolta contengono illustrazioni molto ben fatte o storie interessanti. Il fatto è che trovavo che la riduzione della parte scritta alle dimensioni di un fumetto fosse limitante. La narrazione viene ristretta principalmente alla forma orale, fatta eccezione i riquadri con brevi descrizioni introduttive; si lascia che sia l'immagine a parlare, mentre nel testo scritto viene un po' tralasciata o comunque semplificata la forma. Il mio pensiero - quello di una persona abituata alle lunghe digressioni introspettive e filosofiche tipiche dei classici - era che tutto ciò diminuisse nettamente la qualità dei contenuti. Persepolis è stata una piacevole dimostrazione di quanto mi sbagliassi.
L'edizione integrale si presenta come un grosso volume, decisamente scomodo da portare con sè nella borsa, facendolo così assomigliare in quanto a pesantezza alle mie letture consuete. Dopo averlo letto posso dire che non solo la pesantezza fisica, ma anche i suoi contenuti possono far rientrare questo fumetto nella categoria della letteratura impegnata: impegnata socialmente, politicamente e umanamente. L'espediente di utilizzare la forma del fumetto per esprimere importanti valori e riportare fatti nudi e crudi mi è parso una trovata geniale: quella che comunemente è considerata una forma letteraria leggera, illustrata e colorata, che ricorda quella della letteratura per bambini contrasta in modo potente con le numerose tematiche esposte in modo schietto e a tratti anche difficili da digerire. Il lettore si ritrova a spalancare gli occhi, turbato e colpito in modo molto più diretto di quanto potrebbe esserlo stato leggendo lunghi periodi e districandosi in una sintassi elaborata. Simbolica è anche la mancanza di colore - le illustrazioni giocano sulle tonalità di un nero profondo e un bianco puro - e la relativa semplicità dei disegni. 
La storia narrata è quella di Marjane Satrapi, la scrittrice, e copre un lungo arco temporale: dalla sua infanzia all'età adulta. È ambientata principalmente nell'Iran post rivoluzione islamica del '78, ma anche a Vienna. Ciò rende possibile affrontare il tema dell'evoluzione del suo paese, del cambiamento radicale dei costumi, o meglio della radicalizzazione di questi ultimi; la follia dell'estremismo, la violenza inaudita della repressione, riportate senza filtri nè mezzi termini. Ma, allo stesso tempo, la finestra che si apre sull'Austria permette l'entrata in scena di un altro tema molto attuale e discusso: il confronto tra l'Occidente e il Terzo mondo, i divari di natura politica e sociale che dilaniano l'individuo emigrato tra l'adesione all'atteggiamento libertino e l'attaccamento alle proprie tradizioni più rigide. Vengono messi sotto i riflettori anche i difetti di questa libertà occidentale, le problematiche che ne scaturiscono e questo soprattutto offre l'occasione di trattare l'argomento che più mi ha colpito e fatto riflettere, ovvero quanto tutto sia relativo. Il malessere di Marjane a Vienna, la tragedia personale che la colpisce in maniera profonda e semi-permanente appare ai suoi stessi occhi meno grave nel momento in cui si ritrova a confrontarla con la guerra e la morte che pervadono il suo paese d'origine. Sente di dover annullare la propria sofferenza per rispetto di quella altrui, decisamente più intensa, ma allo stesso tempo porta sulle spalle il suo fardello e ne avverte distintamente il peso. Sul piatto della bilancia vengono posti i due mondi e, mentre si legge, si può vedere come alternatamente uno sembri pesare più dell'altro, o meglio l'altro sembri oscurarsi - e quindi diventare più leggero - nel momento in cui tutta l'azione si sposta nel suo mondo avversario. Alla fine, però, l'Iran sembra vincere questo duello ed aggiudicarsi l'etichetta di universo in cui alcune questioni all'apparenza irrisolvibili paiono pesare molto più sulle spalle di un individuo con grandi aspirazioni di libertà ed emancipazione, come Marjane Satrapi. 
Questo fumetto vale veramente la pena di essere letto. Si fa gustare con facilità, si potrebbe leggerlo tutto il giorno senza stancarsi o avvertire il bisogno di una pausa e nonostante questo si rivela educativa e formativa apre gli occhi su un mondo pregno di problematiche, sondate dalla voce in prima persona di una donna che in quell'ambiente è nata e vissuta.


VOTO                             

sabato 25 marzo 2017

Il profumo - Patrick Süskind

Il profumo - Patrick Süskind
Pagine: 259
Edizione: TEA
Titolo originale: Das Parfum


TRAMA                                                              
Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell'epoca non povera di geniali e scellerate figure. Qui sarà raccontata la sua storia. Si chiamava Jean-Baptiste Grenouille, e se il suo nome, contrariamente al nome di altri mostri geniali quali de Sade, Saint-Just, Bonaparte ecc., oggi è caduto nell'oblio, non è certo perchè Grenouille stesse indietro a questi più noti figli delle tenebre per spavalderia, disprezzo degli altri, immoralità, empietà insomma, bensì perchè il suo genio e unica ambizione rimase in un territorio che nella storia non lascia traccia: nel fugace regno degli odori.


RECENSIONE                                                           
Da quando ho visitato Palazzo Mocenigo a Venezia, il titolo di questo libro mi si è stampato nella mente ed è rimasto presente con una certa insistenza fino a che ho deciso di soccombere al suo richiamo. Oltre ad essere uno splendido palazzo, il suo percorso sui profumi chiama sulla scena uno dei nostri cinque sensi che, normalmente, nei musei risulta essere il più trascurato: l'olfatto. Le stanze profumano, il visitatore può lasciare che gli aromi racchiusi in barattolini di vetro lavorato solletichino le sue narici. Io non conoscevo nulla della storia di Jean-Baptiste Grenouille al momento della visita, ma sapevo che con un titolo del genere - Il profumo - questo romanzo dovesse avere per forza qualcosa a che fare con quel mondo in cui mi ero immersa durante quelle due ore. Ora, a posteriori, penso che se l'avessi conosciuta avrei vissuto l'esperienza in modo del tutto diverso, così come ora quando mi capita di aggirarmi per le calli e avvertire qualche odore particolare, mi fermo ad annusare e mi sento subito strana. 
Quella di questo romanzo è una storia unica, originale, assurda. Non ho mai letto nulla di simile. Mi è capitato mille volte di definire un libro piacevole, bellissimo, entusiasmante, ma se ci ripenso avrei comunque sempre avuto la possibilità di fare dei confronti con altri libri letti in precedenza, magari per un'analogia nella trama, nell'idea di base, in un personaggio. La storia di Grenouille, invece, si svolge all'interno di un mondo che noi tutti consideriamo astratto ed evanescente, mentre per lui era più concreto di qualsiasi altra cosa. Si tratta dell'universo vaporoso dei profumi, che in linea di massima viene preso poco in considerazione nei romanzi - considerando la palese difficoltà nel raccontare di qualcosa che è trasparente e talvolta anche difficilmente percettibile.
Grenouille è un uomo eccezionale, nel senso letterale del termine: ad eccezione di qualsiasi altro essere vivente, ma anche di qualsiasi altro elemento che popola questo mondo, egli non ha un odore proprio. Fin da appena nato le balie che lo allattano si sentono respinte da lui, perchè non possiede il comune odore che emanano i bebè. Come a voler compensare questa mancanza - che in senso metaforico si potrebbe interpretare come una mancanza di anima, di essenza propria che contribuisce a distinguerci gli uni dagli altri - il suo olfatto è sopraffino: egli riesce a riconoscere le vie al buio, solo per l'odore che hanno; fiuta a chilometri di distanza, avverte i cambiamenti di umore nelle persone in base a come l'alone di profumo che le circonda si modifica. Quando inizia a parlare, registra in sè come in un archivio solo quei sostantivi che fanno riferimento ad un aroma, che sia questo profumo o fetore, indifferentemente. 
Una cosa che mi ha stupito enormemente è la capacità dell'autore di descrivere alcuni effluvi in maniera estremamente dettagliata: non sono ancora riuscita a chiarire se abbia semplicemente inventato alcuni particolari, perchè tanto il lettore comune non è in grado di avvertire certe cose con un olfatto "normale" o se lui stesso abbia da sempre avuto una particolare attrazione per il mondo delle fragranze e magari un olfatto particolarmente sviluppato. Allo stesso modo egli riesce ad analizzare gli effetti che un odore può avere su un uomo a livello psicologico. Anche in questo caso non so se si tratti di qualcosa di accertato, ma questa rivelazione ha in parte cambiato il mio modo di vedere le cose. È vero che noi uomini accettiamo come nostri simili solo coloro che producono determinate esalazioni, proprie degli esseri umani ma coperte dall'odore personale di ognuno? Il nostro olfatto sarebbe così in grado, a nostra insaputa, di recepire questi elementi e classificare chi ci circonda in base a ciò? Forse è veramente così, ma nell'uomo comune tutti questi processi si svolgono a livello inconscio, mentre per le narici di Jean-Baptiste Grenouille tutto è chiaro fin dal primo istante. Egli è più bestia che uomo, e non solo per il suo fiuto da segugio. Anche a livello di relazioni interpersonali è piatto e meschino e, come una bestia feroce, agisce in base al proprio istinto viscerale e non secondo una morale comune, è totalmente privo di valori e buon senso. Il suo particolare dono viene sfruttato per uno scopo indicibilmente crudele, ma che secondo lui dovrebbe essere in grado di donargli la soddisfazione, la felicità e la pienezza dell'essere che va ricercando. Da qui scaturisce secondo me il tema fondamentale di questo romanzo, di cui si capisce l'importanza solo alla fine. Grenouille vota la sua esistenza al perseguimento di una pienezza ideale ed è disposto a tutto pur di raggiungerla; la sua diligenza, il suo zelo, il suo spirito di sacrificio e la sua sete di sapere sono lodevoli, nonostante conducano poi a una cattiveria immane. Ma la morale di tutto, a mio parere, è dimostrare quanto questo rincorrere il nostro ideale di perfezione sia del tutto vano ed evanescente. Più evanescente e vano dei profumi. 


VOTO